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Aumenti contrattuali a 85 euro ? Facciamo un po’ di conti… giusto per evitare illusioni e aspettative sbagliate

Arturo Maullu - coordinatore generale nazionale CSA Università - Dip.Univ.FGU Gilda Unams.

In premessa, quando si parla di “aumenti contrattuali” è bene ricordare che bisogna fare sempre riferimento ad importi al lordo. Infatti questi ‘’aumenti'', comprendono in primis i contributi previdenziali e sanitari a carico dello Stato ‘'lordo Stato’’ che incidono per un 32,7%. Prendiamo ad esempio quindi i famosi 85 euro sbandierati da alcune sigle sindacali che firmarono l’accordo del 30 novembre u.s.

Ebbene, gli 85 euro “lordo Stato” corrisponderebbero in effetti a circa 64 euro, somma questa cosiddetta “lordo dipendente” che spetta sì al lavoratore, ma sulla quale graverebbero ancora ulteriori trattenute.

Infatti, dai 64 euro, andranno ancora detratti l’8,80% di contributi previdenziali a carico del dipendente e alcune altre trattenute che inciderebbero nell'insieme, per un totale dell'11% circa. Per cui detratto il tutto si arriverebbe a 57 euro.

Ma.. mica è finita quì, ci sono da calcolare le ritenute erariali, cioè ''l’Irpef'' che varia a seconda dello stipendio complessivo del dipendente. Bisogna considerare che di norma, per la maggior parte del personale del P.I. gli aumenti contrattuali sono tassati al 27%, mentre per chi gode di uno stipendio più elevato la tassazione arriva al 38%. Per cui, praticamente i 57 euro si riducono  a 42 euro,  mentre si assottigliano ulteriormente a 36 euro per chi ha uno stipendio maggiore.

Ma l’importo può scendere ancora di 2 o 3 punti percentuali se andiamo a conteggiare anche le addizionali regionali e comunali. Poi in ultimo, si dovrà fare i conti con il famoso bonus Renzi di 80 euro…., ed alla fine cosa resterebbe concretamente in tasca al dipendente? Giusto qualche spicciolo per il costo di qualche tazza di caffè.

Arturo Maullu - coordinatore generale nazionale CSA Università - Dip.Univ.FGU Gilda Unams.

 

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